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Clima, Aubac: “A Roma l’estate più calda degli ultimi 25 anni”

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L’estate romana del 2026 è finora la più calda degli ultimi venticinque anni. È quanto emerge dal bilancio del periodo compreso tra l’1 giugno e il 10 agosto, elaborato dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale (Aubac) sulla serie storica 2002-2026 della stazione meteorologica di Roma-Macao, rappresentativa del centro cittadino. Con una temperatura media di 28,7 °C, il 2026 occupa il primo posto tra le venticinque estati considerate. È primo anche per temperatura minima media, pari a 23,2 °C, numero di giorni torridi con massime superiori a 35 °C, arrivati a 38, notti roventi con minime superiori a 25 °C, che sono state 23, e durata della sequenza ininterrotta di caldo intenso, giunta a quattordici giorni.

Soltanto nella media delle temperature massime il 2026 si colloca al secondo posto: 34,5 °C, due decimi in meno rispetto ai 34,7 °C del 2022. Non gli appartiene neppure la temperatura più alta registrata in una singola giornata, che rimane quella di 42,9 °C raggiunta nel 2023. Ma per gli indicatori che descrivono la severità complessiva del caldo – diffusione, persistenza e soprattutto temperature notturne – il 2026 risulta il più intenso dell’intero venticinquennio. Il confronto con il 2003, l’anno rimasto nella memoria collettiva come quello del ‘grande caldo’, è particolarmente significativo. Tra l’1 giugno e il 10 agosto, la media delle temperature massime è stata quest’anno di 34,5 °C, contro i 33,4 °C del 2003. I giorni oltre i 35 °C sono raddoppiati, passando da 19 a 38, mentre la sequenza più lunga di caldo intenso è aumentata da otto a quattordici giorni consecutivi. Anche le notti roventi sono più che raddoppiate: 23 nel 2026 contro le 11 del 2003.

Il confronto resta a vantaggio del 2026 anche considerando i primi dieci giorni di agosto, che nel 2003 rappresentarono il culmine dell’ondata di calore europea. Quest’anno la media delle massime è stata di 37,6 °C, contro i 36,4 °C di allora, e tutti e dieci i giorni hanno superato i 35 °C, rispetto agli otto del 2003. “Nelle ondate di calore non è soltanto il picco raggiunto nelle ore centrali a determinare gli effetti più gravi, ma la mancanza di tregua tra il giorno e la notte – osserva Marco Casini, segretario generale dell’AutoritàEd è proprio nella persistenza notturna che il 2026 si sta dimostrando più severo: sono le notti senza sollievo a pesare maggiormente sulle persone fragili, sugli anziani e su chi vive nelle aree urbane più dense. Il caldo è arrivato prima, è durato di più e non si ferma di notte“.

Il primato del 2026 non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in una tendenza sempre più evidente. Le cinque estati con le temperature minime medie più elevate della serie sono, nell’ordine, il 2026, il 2003, il 2022, il 2024 e il 2025: quattro delle prime cinque si concentrano quindi negli ultimi cinque anni. Sei delle otto estati più calde per temperatura media si sono verificate dal 2017 in poi. I dati di Roma riflettono un quadro climatico più ampio. Secondo il Copernicus Climate Change Service, giugno e luglio 2026 hanno costituito il bimestre più caldo mai registrato nell’Europa occidentale dall’inizio della serie ERA5, nel 1979, superando di quasi 0,9 °C il precedente primato del 2022.

“Il caldo non è un’emergenza da fronteggiare, ma una condizione da gestire – aggiunge CasiniOccorre adattare le città a estati più lunghe e persistenti: aumentare l’ombra e la vegetazione, ridurre le superfici impermeabili, trattenere e riutilizzare l’acqua piovana, tutelare le persone più fragili e garantire la sicurezza delle reti e dei servizi essenziali. Come Autorità stiamo rafforzando il monitoraggio climatico e idrologico del territorio e integrando questi scenari nella pianificazione di bacino, anche attraverso il Digital Twin del distretto e la collaborazione avviata con i Comuni. Il primato del 2026 non è soltanto un dato statistico – prsegue- è un’indicazione precisa di come dobbiamo ripensare oggi la città dei prossimi decenni“.

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