Monica Bellucci veste i panni di una madre frustrata e intrappolata nelle convenzioni sociali in “Ketticè”, secondo lungometraggio di Giovanni Tortorici, presentato in anteprima al 79° Locarno Film Festival nel Concorso Internazionale. Il film, prodotto anche da Luca Guadagnino, vede protagonisti i giovani Salvatore Gallina e Rachele Testagrossa, accanto alla partecipazione speciale della star italiana.
Scritto e diretto da Tortorici, già assistente di Guadagnino e autore del film “Diciannove”, Ketticè racconta la storia di Giulio, sedicenne palermitano la cui vita nel 2012 si divide tra scuola, motorini, primi amori, Facebook e serate con gli amici. In famiglia, invece, la comunicazione è quasi inesistente: genitori e figlio sembrano parlare lingue diverse. L’incontro con Ketty, una coetanea imprevedibile e apparentemente libera da condizionamenti, cambia la quotidianità di Giulio. Tra i due nasce un rapporto esclusivo, un rifugio comune alla ricerca di libertà, lontano dagli sguardi e dai giudizi degli adulti. Insieme attraversano un intenso anno scolastico, mentre il mondo degli adulti continua a parlare senza riuscire davvero ad ascoltare.
Il film propone così un ritratto intimo e senza filtri dell’adolescenza e della complessa ricerca della propria identità, in quel momento della vita in cui le amicizie diventano il primo spazio reale nel quale imparare a definirsi. Il titolo del film deriva proprio dal soprannome di Ketty nel dialetto siciliano. Al centro della storia c’è anche la famiglia aristocratica di Giulio, nella quale Bellucci interpreta la madre del ragazzo, una donna schiacciata dalle aspettative legate al proprio ruolo di moglie e madre. Il film arriverà nei cinema italiani il 3 settembre distribuito da PiperFilm e in anteprima in Sicilia il 27 agosto.
«È stata interessante da interpretare perché questa moglie e madre racconta la frustrazione che si nasconde dietro la perfezione della società», ha spiegato Bellucci durante l’incontro con la stampa a Locarno. «È una vittima di un ruolo sociale». La frustrazione del personaggio emerge anche attraverso il rapporto con il cibo e con il proprio corpo. La donna cerca infatti una sorta di compensazione nel mangiare, mentre una delle scene la mostra addormentata davanti alla televisione, circondata da snack.
«È una donna che ha dimenticato la propria femminilità. Non si prende cura di se stessa», ha raccontato l’attrice. Anche la voce diventa uno strumento per definire il personaggio: «Quando parla, urla». Il rapporto con Giulio è così segnato da una tensione continua, fino a trasformarsi in un conflitto generazionale. «Crea questa costante tensione con suo figlio», ha osservato Bellucci. Tra madre e figlio emerge una «reciproca umiliazione» che evidenzia, secondo l’attrice, «una vera impossibilità di comunicare tra le generazioni».
Il film guarda a un’Italia del 2012 segnata dall’era di Silvio Berlusconi, sullo sfondo di una Palermo descritta da Tortorici come una città attraversata dalla decadenza dell’aristocrazia e dell’alta borghesia e, contemporaneamente, dal fascino esercitato dai modelli popolari. La scelta del 2012, spiega il regista, nasce anche dalla volontà di raccontare un’epoca di «immobilismo politico, anestesia culturale e primi impatti pervasivi dei social network». Al centro del film c’è un «abisso generazionale insanabile», alimentato da famiglie incapaci di comunicare e da una scuola che mortifica gli studenti. In questo contesto, i giovani cercano una via di fuga nella trasgressione, nell’uso di droghe leggere e nel rifiuto della cultura, finendo però per confrontarsi con nuove forme di omologazione e conformismo. Ketticè affronta così anche temi come l’identità sociale, il fascino per la violenza e l’impatto dei media, con l’ambizione di rivolgersi non soltanto a un pubblico giovane ma anche agli adulti.
Tortorici ha raccontato anche l’origine di una scena nella quale una ragazza manifesta ammirazione per Benito Mussolini. Un episodio ispirato, ha spiegato il regista, a una sua esperienza personale: «Ricordo di aver avuto una fidanzata che diceva cose del genere». Per Tortorici, quella contraddizione – una ragazza raffinata e istruita capace di esprimere ammirazione per il dittatore fascista – rappresentava un elemento «sintomatico e significativo» della cultura giovanile dell’epoca di Berlusconi.
Bellucci ha infine elogiato il lavoro del giovane regista e dei due protagonisti, scoperti attraverso un lungo processo di street casting. «È stata una meravigliosa esperienza essere su questo set», ha detto. Tortorici, secondo l’attrice, «sa esattamente quello che vuole», è «molto sicuro di sé e determinato» e ha realizzato un film «molto personale e davvero unico». Per Bellucci, Ketticè conferma così «il talento di Tortorici come autore», mentre Gallina e Testagrossa sono «fantastici», capaci di recitare con «naturalezza e spontaneità».
Le vendite di internazionali di Ketticè sono curate da PiperPlay. Il film è prodotto da Frenesy Film Company, The Apartment, società del gruppo Fremantle, PiperFilm e Memo Films, in collaborazione con Rai Cinema e First Pictures.