Dai picchi di giugno a oggi il valore del titolo di SpaceX, il gigante spaziale di Elon Musk, si è quasi dimezzato, conseguentemente al crollo in Borsa del titolo dopo l’Ipo da record del 12 giugno scorso. I riflessi di quel crollo si vedono anche nelle decisioni che Unipol potrebbe presto prendere sul titolo, sul quale ha investito e che nei conti semestrali ha comportato una plusvalenza da rivalutazione della partecipazione da 211 milioni di euro lordi. Presto però il Gruppo potrebbe disinvestire. “Su SpaceX avevamo circa 200 milioni di euro di irrealizzato al 30 giugno, oggi siamo a metà”, hanno spiegato i vertici di Unipol durante la call sui risultati dei sei mesi, rispondendo alle domande degli analisti. “È un investimento volatile, non strategico e non pensiamo di tenerlo per molto tempo”.
Dai picchi post quotazione oltre i 200 dollari, il titolo di SpaceX è sceso ai circa 115 attuali. Matteo Laterza, ad di Unipol, è convinto che sia “valsa la pena fare quell’investimento considerando l’evoluzione mark to market della valutazione delle azioni di SpaceX. Non è una quota strategica e cercheremo di capire le opportunità, eventualmente un disinvestimento appena ci saranno le condizioni giuste per farlo”.
La partecipazione in SpaceX ha generato una plusvalenza di 211 milioni, al lordo dell’effetto fiscale. Anche al netto del contributo del colosso spaziale di Elon Musk, la redditività lorda degli investimenti si attesterebbe comunque al 6%, al di sopra dei livelli del 2025. Lo ha ricordato anche l’Ad, che nella call ha parlato anche dell’operazione Intesa-Mps-Bper.
Se l’acquisizione di MPS da parte di Intesa andrà in porto, Unipol rileverà da Intesa un ramo d’azienda composto da 635 filiali Mps, gestite attraverso Bper, sulla quale Unipol avrà il controllo di fatto. Al momento, hanno spiegato i vertici, la quota ‘fisica’ in Bper ammonta a un 20%, più un 10% di derivati. Dopo aver precisato che l’accordo con Intesa “prevede un tetto massimo di 3,5 miliardi di euro per il carve out”, Laterza ha ricordato che gli impatti dell’Opas sono già previsti: “Ogni decisione presa da Intesa a livello di offerta seguirà esattamente quello che è scritto nell’accordo, pagheremo metà del multiplo”, rispettando il tetto dei tre miliardi e mezzo.
Il nuovo conglomerato, secondo l’Ad, potrebber portare a una redditività totale da due miliardi di euro”; questo significa che ci saranno impatti anche sulla futura politica di distribuzione dividendi, che parte “sicuramente con un floor di 930 milioni di euro”. Laterza ha anche sottolineato gli obiettivi di Unipol: “Creare un grande conglomerato finanziario che avrà una parte assicurativa e una bancaria che daranno lo stesso contributo a livello di redditività. Vogliamo avere una quota sopra il 30% in questa nuova entità e, con il passare del tempo, aumentarla se avremo capitale per farlo”.
Intanto sono escluse fusioni: “Qualsiasi possibilità di inverse merger non è sul tavolo oggi, questo andrebbe a cambiare drammaticamente la struttura dell’azionariato ed è una decisione che dovrebbero prendere gli azionisti”. Dalla sua Unipol ha tanto capitale in eccesso, che porterà sicuramente a fare “meglio del target previsto nel piano industriale. Sappiamo già come far lavorare questo capitale, ovvero con l’acquisizione del carve out da Mps, con 2,5 miliardi di euro di aumento di capitale che speriamo di mettere in pratica da qui a fine anno. Ci serve per avere una posizione solidissima al fine di finanziare questa operazione”.