Il generale Carmine Masiello non cita direttamente Gianni Alemanno, ma il riferimento alle sue parole appare evidente. Dal palco della caserma “Emidio Clementi” di Ascoli Piceno, il capo di Stato maggiore dell’Esercito ha risposto a chi, nei giorni scorsi, aveva accostato la Folgore alla storia e all’identità della destra italiana.
Masiello riprende proprio il termine utilizzato da Alemanno, “quintessenza”, per respingere qualsiasi tentativo di associare un reparto militare a una parte politica.
“Ho sentito qualche giorno fa qualcuno che, parlando di un’unità dell’Esercito, la definiva quintessenza di una parte politica”, ha ricordato il generale durante il giuramento dei Volontari in Ferma Iniziale del primo blocco 2026.
La risposta è netta: “Quell’unità dell’Esercito, come tutto l’Esercito, non è quintessenza di nessuno. Noi siamo la quintessenza della Patria, siamo la quintessenza dei valori della Costituzione su cui avete giurato, che sono stati scritti grazie al sangue versato da milioni di persone prima di noi”.
Un intervento che, pur senza pronunciare il nome di Alemanno né quello della Folgore, assume il significato di una replica istituzionale. Le tradizioni e la storia dei reparti militari, nel messaggio di Masiello, non possono essere utilizzate come simboli di appartenenza partitica: l’Esercito serve la Repubblica e rappresenta l’intera comunità nazionale.
Il tema attraversa tutto il discorso pronunciato davanti ai giovani volontari e alle loro famiglie. Per Masiello, la parola Patria deve essere sottratta alle contrapposizioni politiche e ideologiche.
“La Patria non è un concetto politico, non è un concetto partitico, non è un concetto ideologico”, ha sottolineato. Difenderla significa proteggere “uno stile di vita costruito sul sacrificio di milioni di italiani” e rispettare un dovere scolpito nella Costituzione.
Un dovere che non si fonda “sulle esclusioni né sulle divisioni”, ma sul senso di appartenenza a una collettività “che sa chi è, sa da dove viene e soprattutto sa dove vuole andare”. E che non può essere costruito attraverso “il tornaconto, la convenienza, la polemica o il pregiudizio”.
Masiello si è poi rivolto direttamente ai Volontari. Con il loro giuramento, ha spiegato, i giovani militari hanno assunto l’impegno di servire la nazione anche davanti alle difficoltà e, se necessario, fino all’estremo sacrificio. “Servire la Patria significa donare la propria vita e offrirla consapevolmente al servizio dell’Italia. Significa mettere il destino degli altri, degli italiani e non solo, prima di noi stessi”, ha affermato.
È quello che il generale ha definito “il sigillo del noi sull’io”: la capacità di anteporre il bene comune all’interesse personale. Una responsabilità che non dipende dal grado, perché generali, capitani, marescialli e graduati sono tutti uguali davanti ai valori rappresentati dalle stellette.
Nel suo intervento ha insistito anche sulla durezza della scelta militare, descritta come una strada che non offre comodità, guadagni facili o scorciatoie.
“La nostra non è una vita 8-16.30. Noi non serviamo l’Italia part-time”, ha ammonito Masiello. “L’Esercito c’è sempre, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno”.
Indossare l’uniforme, ha aggiunto, non è una condizione limitata all’orario di servizio. Significa essere pronti a rinunciare a una parte della propria vita privata quando la situazione lo richiede e prepararsi prima di tutto alle prove più difficili. “Non possiamo farci sorprendere. L’Esercito non se lo può permettere, il Paese non se lo può permettere”.
Da qui anche un messaggio particolarmente diretto ai volontari: chi non si riconosce in questi valori e in questo stile di vita è ancora in tempo per scegliere un’altra strada. Chi invece è pronto a rispettare il giuramento entrerà pienamente nella “grande famiglia dell’Esercito”, dove, ha assicurato il generale, “non sarà mai solo”.
Il discorso si è infine allargato al quadro internazionale e al progressivo deterioramento della sicurezza globale. “La pace, miei cari ragazzi, oggi non è più scontata. Ha un prezzo”, ha avvertito Masiello. Un prezzo che passa anche attraverso un Esercito e Forze armate preparate, ma che non può essere affidato esclusivamente allo strumento militare.
La difesa deve inserirsi in una più ampia “cultura della sicurezza”, costruita attraverso la responsabilità collettiva, l’impegno condiviso e la resilienza delle istituzioni. Il Paese, ha aggiunto, deve interrogarsi sugli strumenti che sta consegnando alle nuove generazioni per affrontare le crisi presenti e future.
“La nostra è una missione, l’abbiamo giurata con il cuore, la custodiamo nell’anima e l’onoriamo per tutta la vita”, ha concluso Masiello. “Continueremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto, con la forza tranquilla di chi non deve dimostrare nulla, scegliendo di consacrare la propria vita agli altri e all’Italia”.