HomeUltima OraSwg, l’identità pesa più dell’economia nella scelta di voto: 47% contro 39%

Swg, l’identità pesa più dell’economia nella scelta di voto: 47% contro 39%

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Il riconoscimento della propria identità, dei propri valori e del proprio mondo pesa nella scelta di voto più delle promesse economiche. È quanto emerge dalla ricerca realizzata da Swg e ispirata al libro di Domenico PetroloLa stagione dell’identità – Dalla Brexit a Trump, perché orgoglio e valori contano più di salari e welfare”, pubblicato da FrancoAngeli.

Alla domanda su quale debba essere la principale capacità di un partito politico, il 47% degli intervistati indica la difesa e la protezione della propria identità, mentre il 39% sceglie il miglioramento della propria situazione economica. Il restante 14% non sa rispondere.

Il sondaggio è stato condotto online tra il 14 e il 20 luglio 2026 su un campione nazionale rappresentativo di 1.400 maggiorenni.

La prevalenza della dimensione identitaria diventa particolarmente netta tra gli over 64: il 57% considera più importante che un partito riconosca e protegga valori e identità, contro il 31% che privilegia le proposte economiche.

Anche la provenienza geografica produce differenze significative. Nel Centro-Sud il rapporto è del 51% contro il 36%, mentre al Nord le due esigenze sono quasi sullo stesso piano: il 43% indica l’identità e il 42% l’economia.

Il risultato suggerisce che il consenso politico non si costruisce soltanto intorno a salari, tasse e welfare. Per una parte consistente dell’elettorato conta anche la capacità di una forza politica di riconoscerne la dignità, il sistema di valori e il senso di appartenenza.

Alla base della domanda di riconoscimento c’è un sentimento diffuso di marginalizzazione. Il 39% degli italiani ritiene che le persone con la propria posizione sociale e le proprie caratteristiche non vengano rispettate e valorizzate dalla società.

La percentuale sale al 58% tra i ceti economicamente più deboli, al 52% tra gli elettori di sinistra e al 48% tra chi non si colloca politicamente. Tra i residenti al Sud il dato raggiunge il 44%.

La distanza appare ancora più evidente nel rapporto con i partiti. Il 30% degli intervistati ritiene che nessuna forza politica o nessun leader riconosca davvero la propria dignità, identità, esigenze e difficoltà. La quota arriva al 54% tra coloro che già non si sentono rispettati nella società e al 45% nei ceti economicamente deboli.

La ricerca analizza anche i fenomeni percepiti come minacce per l’identità personale. Il 54% considera “molto” minacciosa una cultura che riapra la strada al fascismo. Seguono l’Islam, indicato dal 43%, la cultura woke e il politicamente corretto, al 40%, l’esaltazione del nazionalismo, al 39%, e l’immigrazione, al 36%.

La mappa delle paure cambia però nettamente in base all’orientamento politico. Tra gli elettori di sinistra, l’83% considera molto minaccioso il ritorno del fascismo e il 65% l’esaltazione del nazionalismo. A destra, invece, le preoccupazioni maggiori riguardano la cultura woke, indicata dal 76%, l’Islam, al 73%, e l’immigrazione, al 71%.

Ne emerge una domanda di protezione che attraversa entrambi gli schieramenti, ma assume contenuti opposti. A sinistra riguarda soprattutto il timore di una regressione autoritaria e nazionalista; a destra la percezione che immigrazione, Islam e politiche identitarie progressiste possano modificare valori e riferimenti culturali consolidati.

Per i partiti, la sfida sarà quindi tenere insieme due domande che il dibattito pubblico tende spesso a separare: la sicurezza economica e il bisogno di riconoscimento sociale e culturale.

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