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La Bce rialzerà i tassi a settembre? I cinque indizi di Christine Lagarde

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Come previsto dagli osservatori il Consiglio direttivo della Bce ha deciso oggi di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento. Francoforte ha optato per una pausa estiva dopo il rialzo di giugno, avvertendo che “l’incertezza resta elevata e l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno”. Ed è solo uno degli indizi lasciati qui e lì dalla stessa Christine Lagarde durante la conferenza stampa che ha seguito il Consiglio, nonostante la presidente ripeta con decisione che non è disposta a fornire nessuna “forward guidance”. Gli esperti però puntano su un nuovo rialzo, mentre a catturare l’attenzione è stata la risposta decisa, ma non risolutiva, sul possibile addio di Lagarde alla Bce prima della fine del suo mandato.

Indizio numero uno: nonostante la ‘pausa estiva’ dai rialzi dei tassi sia stata adottata all’unanimità dal Consiglio, Lagarde ha rivelato che “alcuni governatori si sono chiesti se non dovessimo prendere in considerazione un rialzo” già durante questa stessa riunione. All’interno del Consiglio direttivo, insomma esiste già una quota di falchi incline a rialzare i tassi, che potrebbe far valere la propria posizione a settembre. Lagarde ha detto con un certa forza che durante la riunione non c’è stata alcuna insistenza, e che la decisione è stata presa all’unanimità per osservare “l’evoluzione della situazione e i dati delle prossime settimane”. Indizio numero due: l’analisi “approfondita” sull’energia commissionata per settembre Lagarde ha definito “allarmanti” i recenti sviluppi geopolitici (le minacce degli Houthi alle imbarcazioni saudite) e ha sottolineato il loro impatto immediato sul prezzo del petrolio. Infatti ha dichiarato di aver chiesto allo staff della Bce “un’analisi approfondita sui prezzi di petrolio e gas” in vista della riunione di settembre.

Indizio numero tre: i rischi per l’inflazione sono orientati al rialzo, e quelli per la crescita al ribasso, ha chiarito la presidente della Bce. Francoforte ha incluso nel comunicato che ha accompagnato la decisione di oggi il fatto che gli effetti dello shock energetico devono “ancora manifestarsi appieno”. Una spinta inflazionistica ancora in corso, aggravata dall’incertezza sui conflitti, può essere un presupposto per un intervento restrittivo sui tassi.

L’indizio numero quattro, molto semplicemente, è l’impatto dei conflitti sull’inflazione e sull’energia. Il target per l’infazione al 2%, stella polare delle decisioni della Bce in merito ai tassi, non verrà raggiunto fino alla metà del 2027, grazie ai rincari energetici. Intanto “l’inflazione è scesa al 2,8% a giugno, rispetto al 3,2% di maggio. L’inflazione dei prezzi dell’energia si è ridotta all’8,5%, dopo il 10,8% di maggio”, ha detto la presidente della Bce, ma sebbene l’inflazione dei prezzi dell’energia sia diminuita i suoi rincari dall’inizio del conflitto manterranno verosimilmente “l’inflazione ben al di sopra del target fino alla prima metà del 2027”. Resta da vedere se per allora Lagarde sarà ancora alla guida della Bce. La presidente ha risposto con decisione alle domande su questo punto, dicendo che resterà ala guida della nave fino a 2027. Il suo mandato scade a ottobre, ma le elezioni in Francia (attorno alle quali girano le voci di un suo addio) sono fissate ad aprile.

Indizio numero cinque: l’onere della prova. Sebbene Lagarde affermi di non voler fornire indicazioni certe sul futuro, dice agli analisti che sanno bene come la banca centrale valuti la situazione economica e quali elementi vengano presi in considerazione. Alle domande dei giornalisti che chiedono su chi ricada “l’onere della prova” per cambiare la politica monetaria, tra falchi e colombe, Lagarde risponde che “ricade semplicemente sui dati”. Ed è la stessa Bce a far intuire che dati energetici e inflazionistici saranno tesi, tenendo presente che a settembre saranno disponibili le informazioni relative agli effetti di secondo impatto dello shock energetico. Intanto, tra gli scenari immaginati dalla Bce, quello più favorevole diventa “improbabile” secondo Lagarde.

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