Gli analisti temevano uno sviluppo del genere dall’inizio della guerra in Iran. La chiusura simultanea di due stretti, quello di Hormuz e quello di Bab el Mandeb, tiene in ostaggio il commercio mondiale. Da una parte i Pasdaran e le ostilità riprese con gli Stati Uniti, dall’altra gli Houthi e l’Arabia Saudita. Formalmente sono due conflitti diversi, sostanzialmente sono due manifestazioni speculari dello stesso enorme problema: l’arma di ricatto principale nell’area è lo stop al passaggio delle navi, che diventano bersagli mobili, e questo vuol dire merci che non si muovono e catene di approvvigionamento che si spezzano. A cascata, rapidamente, si arriva ai prezzi delle materie prima che si alzano e ai costi per l’industria che si moltiplicano.
Gli sviluppi di questi giorni dicono che gli Houthi, che governano parte dello Yemen, hanno deciso di fermare le navi saudite che passano per lo stretto di Bab el Mandeb, il braccio che collega il Mar Rosso con l’Oceano Indiano. L’alleanza consolidata con il regime iraniano fa ipotizzare che la mossa possa essere concordata ma, in ogni caso, anche assumendo che non lo sia, la saldatura tra i due conflitti può generare conseguenze ancora più consistenti per l’economia globale.
In quali proporzioni? I numeri disponibili le descrivono bene. Sullo stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, si affacciano quattro Stati: Gibuti, Eritrea, Somalia e Yemen. Da lì, prima che la tensione nell’area salisse e, in particolare, prima dell’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023, passava il 12% del commercio globale e il 7% del petrolio mondiale, quasi tutto saudita. Una chiusura totale del principale passaggio tra l’Asia e l’Europa comporterebbe ritardi consistenti su tutte le consegne, con le navi costrette a a circumnavigare l’Africa, passando dal Capo di Buona Speranza.
Quello che oggi ripropongono gli Houthi nel Mar Rosso è uno schema già collaudato. Dalla fine del 2023, con l’inizio dell’offensiva di Israele nella Striscia di Gaza, le navi commerciali che passavano per lo stretto di Bab el Mandeb sono diventate un bersaglio utile a compiere una ritorsione per supportare la causa palestinese. Per un anno e mezzo, si sono generate conseguenze pesanti per il commercio mondiale. Poi gli attacchi si sono fermati, a metà 2025, dopo l’accordo raggiunto tra Houthi e Stati Uniti. E, nei mesi di maggiore pressione a Hormuz, la tregua nel Mar Rosso ha consentito di compensare in parte gli effetti negativi sul commercio globale.
La nuova escalation di queste ore, invece, lega in una tenaglia ancora più difficile da gestire Hormuz e Bab el Mandeb, il Golfo Persico e il Mar Rosso. Che sia o meno concordata, la simultanea chiusura, anche solo parziale, dei due stretti alza ancora di più la posta in gioco in Medio Oriente e, di conseguenza, la pressione sugli Stati Uniti di Donald Trump. Il quadro che si è delineato, a oggi, è quello di una situazione di grave stallo. Nei negoziati, che sono sostanzialmente fermi; sul piano militare, con attacchi e ritorsioni che si trascinano senza incidere sull’esito del conflitto; sul piano economico, con le tensioni energetiche che possono aprire una nuova e più profonda crisi. (Di Fabio Insenga)