Lo Stretto di Messina torna al centro del Mediterraneo. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha presentato oggi a Messina il MIRA – Mediterranean Institute for Research and Arts, il nuovo polo culturale dedicato alla ricerca, alla formazione e alla produzione artistica contemporanea nell’area mediterranea. La cerimonia si è svolta nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, sede del Comune.
Il progetto nasce da una sinergia istituzionale tra il Ministero della Cultura — attraverso la Direzione Generale Creatività Contemporanea e l’Unità di Missione per la Cooperazione Culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato —, il Comune di Messina e l’Università degli Studi di Messina, con il supporto della Fondazione MAXXI per la fase di avvio. Il MIRA raccoglie il testimone dal precedente progetto MAXXI Med, avviato nel 2023, ampliandone la dimensione attraverso un partenariato istituzionale più esteso.
Un ecosistema culturale tra Europa, Africa e Mediterraneo
Il MIRA non si propone come museo tradizionale ma come ecosistema culturale vivo: un promotore di dialogo interculturale che interpreta le pratiche artistiche contemporanee come processi di relazione, ospitalità e trasformazione. Il programma prevede mostre sperimentali, residenze artistiche, attività di formazione interdisciplinare e scambi tra artisti e comunità di Europa, Africa e Paesi del Mediterraneo. Centrale è il coinvolgimento di università e centri di ricerca, con la Sicilia come punto di osservazione privilegiato tra i tre continenti.
Il MIRA non poteva che nascere in Sicilia, il punto d’incontro naturale tra culture, popoli e civiltà, ha dichiarato il ministro Giuli. Da Messina prende forma un progetto che considera il Mediterraneo non soltanto uno spazio geografico, ma un luogo di origine e di destino comune. MIRA sarà un luogo aperto, dove ricerca, formazione e creatività contemporanea dialogheranno con il patrimonio storico e archeologico.
Il progetto si inserisce nella strategia nazionale di cooperazione culturale del Ministero della Cultura nell’ambito del Piano Mattei, che riconosce nell’Africa e nel Mediterraneo uno spazio prioritario di dialogo multilaterale e sviluppo condiviso.
Le sedi: Torri Morandi e Villa Pace
Il nuovo istituto avrà sede in due luoghi simbolici per storia e architettura messinese: le Torri Morandi e Villa Pace. Al termine dei lavori di riqualificazione, i due spazi diventeranno il fulcro operativo del polo. L’intervento si inserisce in un più ampio processo di rigenerazione urbana del territorio messinese, con ricadute attese anche sul piano sociale ed economico.
Il sindaco Federico Basile ha definito il MIRA una stella destinata a brillare ben oltre i confini della città e della Sicilia, sottolineando come il risultato sia frutto di un lungo lavoro di collaborazione con istituzioni e comunità locali. È un traguardo che appartiene a tutti, ha affermato.
La rettrice dell’Università degli Studi di Messina, Giovanna Spatari, ha evidenziato la convergenza tra la missione del MIRA e quella dell’ateneo: creare uno spazio nel quale la ricerca, le arti e il patrimonio culturale si incontrano, superando i tradizionali confini disciplinari e promuovendo una conoscenza aperta, interdisciplinare e proiettata verso il futuro.
La Fontana Ferma di Pizzi Cannella sulle due sponde dello Stretto
In parallelo alla presentazione del MIRA, si è tenuta oggi una doppia inaugurazione: le installazioni monumentali della Fontana Ferma dell’artista Piero Pizzi Cannella sono state collocate sulle due sponde dello Stretto. Un gruppo scultoreo è stato installato nell’area dell’ex Fiera di Messina, all’interno di un rigenerato parco urbano; l’altro a Piazza De Nava, a Reggio Calabria.
Le due presenze speculari costruiscono un dialogo permanente tra le città, evocando una geografia culturale condivisa. Non una frontiera, ma un ponte.
Le opere sono arrivate nelle due città attraverso distinti programmi del Ministero della Cultura. L’opera destinata a Reggio Calabria è stata acquisita nell’ambito del bando PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, che sostiene l’acquisizione e la valorizzazione di opere contemporanee per il patrimonio pubblico italiano. L’opera di Messina è stata invece prodotta nell’ambito del programma Il Museo Rigenera, dedicato alla rigenerazione urbana delle periferie attraverso i musei e i luoghi della cultura statali.