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Corciano: testimonianze di vita contadina

Tutta colpa di quella targa esposta fuori la casa: non sembrerebbe nemmeno un museo. Ma appena si salgono le scale del palazzetto storico, si comincia a respirare lentamente un sapore di antico, quasi si stesse valicando la “porta” di un altro mondo, di un’altra “era”. Appena si supera la soglia d’ingresso della vecchia abitazione, l’occhio viene rapito dal fascino e dalla rarità dei pezzi esposti: nell’antica casa del centro storico di Corciano è racchiuso un piccolo mondo autentico, con tanto di attrezzi e suppellettili. Un vero e proprio tuffo nel passato per curiosare e vedere come vivevano i nostri nonni: le abitudini, gli oggetti, tutti ricavati con ingegno e intelligenza, sfruttando ogni minimo particolare. Si tratta di un ricco percorso storico e folkloristico che delinea le abitudini della civiltà contadina. Nell’esposizione permanente si possono ammirare le testimonianze antiche del mondo rurale che hanno caratterizzato, per lunghi secoli, la vita del paese.

[oblo_image id=”4″]Corciano è un antico borgo medioevale, a pochi chilometri da Perugia, sulla strada che conduce al lago Trasimeno. Dall’alto del suo colle c’è un vasto panorama. Dentro le sue mura il tempo sembra essersi fermato. Era Comune già nel 1200 e fino al 1600 fu interessato da un’intensa attività di commercio e artigianato, dovuta anche alla vicinanza con Perugia. Venuta meno la sua funzione di castello di difesa e di appoggio al capoluogo, gli abitanti legarono la propria esistenza non più alla città, ma alla campagna. Da qui sono nate e si sono sviluppate le tradizioni e le attività caratteristiche della ruralità borghigiana, venata da un pizzico d’autarchia: si faceva tutto in casa, dal pane al vestito, dalle scarpe alle lenzuola, dagli attrezzi di lavoro al sapone. Gli anni ’60 hanno segnato il trapasso da questa secolare cultura alla insorgente civiltà industriale; alla fine di quegli anni è iniziata la raccolta di tutte le possibili testimonianze riguardanti quel mondo che andava scomparendo. I reperti sono stati riordinati ed esposti in un vecchio edificio del centro storico, creando una collezione che oggi costituisce, giustamente, uno dei vanti di Corciano: il Museo della Casa Contadina.

[oblo_image id=”1″]Sono tutti oggetti del luogo, ricollocati negli ambienti appropriati (la cucina, la camera, il granaio e il fondo stalla) tanto da rendere la casa ancora perfettamente funzionale e vivibile. Si comincia dalla cucina, luogo del pasto, degli affetti, della preghiera e del lavoro. Il focolare, la vetrina, il versatoio, la scina (setaccio), la madia qualificano l’ambiente e lo arredano insieme alle varie stoviglie in vetro, terracotta o rame. Poi c’è la camera: sul letto di ferro con il saccone di foglie, fa bella mostra la biancheria finemente ricamata. Sul canterano la toletta, nella cassa lenzuola, federe, asciugamani, il corredo del bambino; e ancora il sedione, il girello, il lavamano, gli zoccoli, foto ricordo e immagini sacre. Nel granaio c’è un po’ di tutto: ceste, canestri, zucche trattoie, il broccone dell’olio, la vitina dell’aceto, stai, coppe, bilance, fusi e rocche, filarelli, macine, crivelli e boccali. Qui si conservavano le derrate alimentari, la farina, la frutta secca. Sotto il palazzetto c’è il fondo, una sorta di cantina-stalla che all’occorrenza diventa un laboratorio. Fra i pezzi più interessanti un antichissimo telaio, con tutti gli accessori e i filati; ma anche il castello per i bachi da seta, la macchinetta tappabottiglie, quella per far le corde. E tanti altri attrezzi e utensili che offrono uno spaccato di vita scomparso, ma ancora tanto vicino ai giorni nostri.

[oblo_image id=”2″]Ma quali erano le caratteristiche della famiglia contadina? Al primo posto l’autosufficienza e la solidarietà. Si tendeva a realizzare tutto in casa: dal pane al vestito, dalle scarpe alle lenzuola, dagli attrezzi di lavoro, al sapone e la conserva. Si chiedeva soccorso al vicino di casa con il quale si praticava lo scambio di lavoro e dei prodotti della terra.

Appena usciti dalla Casa Contadina, scendendo la strada sulla destra, troviamo un piccolo museo, detto della Pievania, dove sono conservati oggetti liturgici, arredi sacri, ostensori, ex voto, paramenti reliquari di vari stili e, tra questi, quello prezioso con le ossa del martire Prospero, provenienti dalle catacombe romane. Ci sono bolle, pergamene, registri contabili, inventari. Proseguendo la nostra passeggiata, e per completare l’anello delle mura, si giunge alla chiesa e convento di San Francesco. Poco distanti dal centro del paese, sulla sommità di una collinetta coperta di olivi, a pochi metri a sud del Colle di Corciano, si possono visitare la chiesa e il convento di Sant’Agostino, immerse in un incantevole luogo, dal quale spicca davanti ai nostri occhi la collina dove sorge il paese.

[oblo_image id=”3″]Attraverso Porta Santa Maria si entra nel castello. All’interno si notano ancora i cardini dell’antica porta che è rimasta al suo posto fino al 1960; in seguito fu tolta e bruciata. Di fronte ad un arco a sesto acuto, si apre su una scalinata che conduce all’interno del borgo: l’Arco della Vittoria. Stretta tra le antiche case medioevali, si innalza la Chiesa di Santa Maria Assunta. Lungo la strada più importante del borgo medioevale, dedicata al Cardinale Luigi Rotelli, arriviamo davanti all’imponente mole della residenza municipale. All’interno del palazzo vi sono due cortili; un chiostro, in cui troneggia la cisterna doniana e un’antica strada medioevale. L’edificio è completamente ristrutturato e ospita, in due locali del seminterrato, una raccolta paleontologica e una raccolta di reperti archeologici. Scendendo la strada, sulla destra, in un’edicola, sul muro, troviamo un affresco che rappresenta l’icona di Sant’Anna con Maria Bambina, immagine a cui la devozione delle madri corcianesi non fa mancare mai un fiore. Tornati al Corso, sulla chiave di volta di un arco gotico, troviamo scolpite un paio di forbici: è questo lo stemma della corporazione dei sarti che aveva nel paese la sua sede; fino a pochi anni fa, sull’arco della casa vicina, c’era lo stemma della corporazione dei macellai. E ancora. In via Fusaiola è documentata un’altra arte di Corciano: i lavoratori della lana, della canapa, o comunque di filatori. Appena oltrepassata via Fusaiola si può ammirare un elegante edificio del Quattrocento: il palazzo del Capitano del Contado. Dal bordo di un grazioso giardino pensile ci sono i busti in terracotta di quattro grandi personaggi della letteratura italiana: Dante, Boccaccio, Ariosto e Tasso.

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