I telefilm: storie affascinanti ma da centellinare

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Come dimenticarsi dei vecchi telefilm anni ’60, ’70, ’80 e ’90. Sono un pezzo di storia. Hanno cresciuto gli attuali quarantenni e trentenni, che corrono al cinema a vederne i remake e soprattutto a comprarne l’intera collezione in DVD, formato gold, se è possibile.

Star Trek, Happy days, Ai confini della realtà, Twin Peaks… La lista è lunga e i produttori lo sanno bene, perché da allora non hanno più smesso di produrne di nuovi, scorgendo in essi non solo un business, ma anche una funzione socio-educativa, come avvenne col cult Beverly Hills 90210 e poi con i successivi telefilm per adolescenti: Dowson’s Creek, The O.C. e molti altri.

[oblo_image id=”1″]Ma la fortuna dei telefilm non è solo in tutto ciò, perché molte serie hanno anche una filosofia, un’interpretazione sociale, antropologica, vi è della inventiva e della scienza dentro. Alcuni studiosi hanno scritto libri su alcune serie (Lost, Dr. House, The Simpson), proprio perché in essi vedevano qualcosa di più di una semplice storia. La passione per questo genere televisivo, che tiene incollati allo schermo milioni di spettatori, perciò è esplosa e continua a crescere.

Hanno persino inventato un nuovo gioco di ruolo, Avventure in prima serata, che parla di questo amore per le serie TV, in cui ci si può dilettare nell’inventare sceneggiature e poi impersonarle insieme agli amici.

Ma qual è il segreto del successo di queste storie seriali? “Quando torno a casa dal lavoro e sono davvero molto stanco, posso guardarmi una puntata di Lost, che dura circa un’oretta e non mi addormento sul divano. Un film è troppo impegnativo.”, così spiega Stefano, 27 anni, informatico gestionale.

Minimo 20, massimo 60 minuti. Questa la durata attorno alla quale si aggira una singola puntata di un telefilm e questo rende sicuramente più appetibile la scelta, perché meno impegnativa; più breve, perciò più gestibile in una vita moderna sempre di corsa.

Un film richiede maggiore concentrazione per analizzare il binomio immagine/dialogo e comprenderne il messaggio comunicato. Un telefilm è più immediato, perché vengono raccontate storie in più capitoli, permettendo un maggiore approfondimento dei personaggi e della trama. Lo spettatore deve fare meno sforzo nel comprendere ciò che sta guardando.

Ma possibile che sia tutto qua il successo dei nuovi telefilm? “Amo il cinema, ma un telefilm riesce a regalarti il senso del mistero. Dura di più. Posso gustarmi una serie in una settimana, acquistato il DVD, oppure posso guardarla in TV una volta a settimana. Mi affeziono ai personaggi.“, dice Federica, 34 anni, impiegata call-center.

[oblo_image id=”2″]Il successo, forse, sta proprio in quell’attaccamento ai personaggi. Un telefilm sembra essere diventato una sorta di libro da centellinare una volta a settimana, un sorta di amico che ci racconta piccole storie e che ci incuriosisce con i suoi cliffhanger finali, lasciandoci sempre col fiato sospeso e il desiderio di vederne ancora.
Teledipendenza, direbbero Peter Griffin o Homer Simpson. E così, proprio come fosse un grande evento della vita di un amico, si corre in ufficio a spettegolare col collega degli ultimi avvenimenti di John Lock o del Dottor House. E’ un gossip che fa sentire come parte di qualcosa, di un mondo, che sta diventando sempre più globale.

A volte al cinema vedo solo film insignificanti, con personaggi noiosi e gonfi di sè. Poi torno a casa e concludo la mia serata guardando un paio di puntate di Desperate Housewives. Quelle donne sono personaggi divertenti, reali nei loro eccessi, ma che sanno sempre insegnarmi qualcosa.“, si confida Lucia, 23 anni, studentessa universitaria.

I personaggi, infatti, vengono delineati nel profondo. Li scopriamo piano piano. Cambiano di settimana in settimana davanti ai nostri occhi, tanto da avere l’impressione di conoscerli di persona, o di non riconoscerli quando cambiano. E quell’ora a settimana diventa un appuntamento importante.

Dr House, Lost, Scrubs, Desperate Housewives, Sex and the city sono solo una piccola lista della grande quantità di telefilm che riempiono i nostri palinsesti televisivi. Prima su Sky, poi in TV. Il loro successo è diventato un business, tanto che molti attori di teatro o del cinema sono passati nei cast delle serie Tv e questa volta come personaggi costanti, non come guest-star. Un esempio quello dell’attrice Anna Paquin, la Rogue di X-Man, che sta interpretando Sookie Stackhouse, una telepate innamorata di un vampiro, nella già fortunata serie True Blood.

La qualità di alcuni telefilm, perciò, è davvero molto buona, gli attori sono bravi e le sceneggiature d’effetto, tanto che certe attuali serie tv risultano più innovative, più interessanti e professionali di alcuni film che passano come meteore nei nostri cinema.

Il business non si è limitato agli USA, ma anche in Europa si sta diffondendo la produzione di telefilm di successo. Dagli inglesi sono arrivate innovative storie, come quelle del fortunato Skin o del meno conosciuto Tourchwood o del tanto discusso Il diario di una squillo per bene. I tedeschi, passando per MTV, ci hanno fatto scoprire la dolce Lolle e il mondo meltin pot con Kebab for Breakfast.

Persino in Italia si è riusciti ad andare oltre i classici film tv e i telefilm “troppo italiani”, proprio come direbbe Stanis, uno dei personaggi di una vera scoperta made in Italy: Boris. La bella serie, innovativa, diversa, già arrivata alla seconda stagione, così “poco italiana”, ma con tutta l’Italia dentro, è un piccolo capolavoro indipendente.

Insomma il mondo dei telefilm non si è concluso negli anni 80, ma è cresciuto. La lotta tra cinema e tv si fa sempre più accesa, tanto che il 3D potrebbe essere il futuro del cinema e il micro-cinema casalingo, con tanto di dolby surround e schermo piatto da chissà quanti pollici in salotto, il futuro dei telefilm.

Ma noi, in ogni caso, ce ne staremo seduti in poltrona a guardare, magari mangiando popcorn, proprio come ai vecchi tempi.